FRANCESCA MARIA VILLANI pianoforte

Venerdì 19 aprile - ore 20,30 - Sala Laudamo

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ASSOCIAZIONE MUSICALE
VINCENZO BELLINI

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Francesca Maria Villani pianoforte
 

Roland Barthes scriveva che la musica di Schumann «comporta qualcosa di radicale, che ne fa un’esperienza esistenziale, più che sociale o morale». I suoi lavori, infatti, mentre si radicano nella realtà, ad esempio tramite i titoli scelti che rimandano al mondo, ai boschi o a personaggi letterali, dall’altro sfuggono sempre, lasciando lo spettatore in balia di una vertigine continua. Barthes continua scrivendo che in Kreisleriana «non si sente verità in nessuna nota, nessuna grammatica […] sento solo dei colpi: sento ciò che batte nel corpo, ciò che batte il corpo, o meglio: quel corpo che batte». Battito folle, ma codificato, corporeo e musicale allo stesso tempo. Impossibile, leggendo queste parole non pensare ad una delle filosofe che ha fatto dello slittamento di senso, realizzato con un’attenzione particolare al suono della lingua, la sua marca: Helene Cixous. La filosofa franco-algerina sosteneva di privilegiare l’udito durante la scrittura, al punto da provare più volte a scrivere con gli occhi chiusi. Mentre la vista è legata al predominio del soggetto che sceglie se vedere o chiudere gli occhi, l’udito sfugge al nostro controllo. I suoni ci attraversano e ci compenetrano e il ritmo è sentito a livello viscerale. Proprio per questo la sua scrittura pone un’attenzione particolare al ritmo della frase, che viene spezzata, ripresa, interrotta a seconda delle esigenze, per divenire corpo anch’essa. Non è dunque un caso che adoperi come sottofondo di uno dei capitoli del suo L’ange au Secrait proprio una musica di Schumann. Il testo è uno scritto visionario e frammentato in cui si mescolano in maniera polifonica - e a tratti demoniaca - le voci degli scrittori che l’hanno maggiormente influenzata. La scelta ricade sul quartetto op. 47, che diviene il sottofondo per la voce di Dostoevskji, la più folle di tutte, che sposta la scrittura verso l’ambito del sogno, tracimando in quella dell’inconscio. 

Si prosegue all’insegna della frammentarietà con la Sonata op 1 di Berg. Composizione giovanile, essa non è ancora atonale, eppure la maniera in cui la musica viene trattata è tale da destabilizzare l’ascoltatore. La sonata di Berg rasenta il punto di Archimede, per usare le parole Arendt che consente all’uomo di agire sulla terra e sulla natura come se ne disponesse dall’esterno. Permane questo senso di smarrimento che si ritrova nel modo in cui plasma la materia sonora; il tema, composto dalle tre note iniziali ritorna quasi lamentoso all’interno della sonata, in cerca di un’esplosione. Si avverte in sottofondo l’eco del fallimento delle pretese metafisiche che hanno avuto origine con Cartesio, con la pretesa tipica della ragione umana di costituire in sé stessa la misura assoluta della realtà, in base alle regole dell’evidenza matematica». L’ultimo pezzo, presenta anch’esso una frammentarietà interna, mascherata da una giovialità parodistica. 

La parade, «o schizzi per un balletto», è una delle opere giovanili di Ravel. Pur nella circolarità ed unità rappresentata dal motivo trionfante che collega le varie sezioni, essa si costituisce di una serie di danze sovrapposte, i cui temi sono costantemente recisi, senza arrivare mai ad uno sviluppo pieno. Il tempo della danza permette al corpo di delinearsi nel suo divenire, di chiudere un cerchio metaforico tra la vita e il senso. La vitalità è ancorata al corpo al punto da poter affermare, con Nietssche che «corpo io sono in tutto e per tutto e null’altro» che non significa affidarsi alla cieca materia, ma riacquistare il fondo della pluralità, laddove la metafisica ha invece imposto una dualità tra corpo e spirito, sottolineando il vantaggio del secondo. La musica di Ravel, riporta a questa frammentazione continua, all’abbandono di una forma statica, a favore di un pezzo che vive invece nel continuo mutamento dei temi l’uno dell’altro, senza che se ne possa affermare uno come dominante.

 

 

PRESENTAZIONE

 Il progetto consiste in un incontro-concerto, della durata di circa 1 h e 25: il programma prevede l’esecuzione di alcuni capolavori della letteratura pianistica dell’800 e ‘900 alternati a degli interventi filosofici. Con l’ausilio di letture, quest’ultimi si concentreranno sul nesso tra il pensiero di filosofe come Helene Cixous o Hannah Arendt quello esistente tra musica e filosofia.

 

PROGRAMMA

Robert Schumann (1810-1856)

 - Kreisleriana op. 16

Alban Berg (1885-1935)

- Sonata op. 1

Maurice Ravel (1875-1937)

- La Parade


Ingresso per i non abbonati €20,00

Ridotto (over 60 e under 30) €15,00

 


informazioni complete per e altro


Per informazioni 347-1115055 - 331-2083734

VENDITA BIGLIETTI

I BIGLIETTI PER I NON ABBONATI SARANNO MESSI IN VENDITA PRESSO IL BOTTEGHINO DEL PALAZZO DELLA CULTURA “ANTONELLO”
IL GIORNO DEL CONCERTO A PARTIRE DALLE ORE 16,00


 

  Prossimi appuntamenti  

Palacultura Antonello
Sabato 11 maggio - ore 18,00

“TORNEREMO ANCORA”
OMAGGIO A FRANCO BATTIATO (1945-2021)

CORO POLIFONICO OUVERTURE
GIOVANNI MIRABILE direttore

Giovanni Perdichizzi voce solista
Giusita Di Pietro voce solista
Giuseppe Fabio Lisanti violino
Gabriella Anastasi violino
Gianfranco Lisanti viola
Maurizio Salemi violoncello
Giovanni Mirabile pianoforte

Testi di Tindara Italiano e Elena Poma
Arrangiamenti e direzione di Giovanni Mirabile


Palacultura Antonello
Domenica 19 maggio - ore 18,00

In collaborazione con il
Conservatorio “A. Corelli” di Messina

ORCHESTRA D’ARCHI
DEL CONSERVATORIO A. CORELLI

 

 




 

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